Ciao pensatori,
Avete presente Quattro? Spero per voi di sì.
Oggi non vi parlerò di lui, ma della sua creatrice Veronica Roth, che anche questa volta è riuscita a stupirmi e ammaliarmi.
Uscito l'anno scorso, Poster Girl è l'ultimo distopico pubblicato dalla Roth. Si tratta di una adult fiction, vista l'età dei protagonisti e sono contenta che l'adolescenza sia rimasta a Tris. Non perché gli young adult valgano meno, ne esistono alcuni stupendi, ma perché così facendo l'autrice è riuscita a darci una storia molto diversa dal solito.
Il tipico young adult distopico vede il personaggio principale come abitante di una società futura con diversi difetti, che per questo motivo presenta quasi sempre dei rivoltosi, o comunque un gruppo di sovversivi. Questi possono agire nell'ombra o a carte scoperte, in ogni caso, ad una certa il personaggio principale si ritrova coinvolto nel gruppo.
Siamo abituati (o almeno io lo sono) a vedere rivolte, guerriglie, regimi che crollano, siamo al centro dell'azione. Poster Girl non è così.
Poster Girl parla di una ragazza che con i rivoltosi non ha avuto niente a che fare. Una bambina, cittadina modello, che non ha mai visto che cosa ci fosse di sbagliato nella società nella quale è cresciuta. Questo libro ci fa vedere com'è la vita di una persona che è stata dall'altra parte, dalla parte degli oppressori e dalla parte dei perdenti.
Sonya ne vive le conseguenze da quando la Delegazione è caduta. Lei non ha fatto molto sotto quel governo, ha vissuto la propria vita e ci ha messo la faccia, perché tutti conoscono il suo viso. Lei è la "poster girl", lei era il volto appiccicato in ogni angolo della città sui cartelli di propaganda.
Sonya non è l'eroina che sconfigge il regime, lei è una ragazza, figlia del proprio tempo che cerca solo l'approvazione dei genitori e di essere ammirata. Fino a che tutto crolla. Il regime, le sue speranze, la sua vita.
Sonya è rinchiusa da ormai 10 anni nell'Apertura, ma tutti ancora la chiamano Poster Girl. Lei vuole solo andare avanti, anche se non sa come fare, perché la società è cambiata, ma cerca sempre di ricordarle da dove viene.
Questa è una storia di crescita e di cambiamento, ma soprattutto di presa di coscienza che forse non tutto è perfetto come ci sembra, non tutto è bianco o nero.
Il libro è stato scritto dall'autrice in piena pandemia. L'Apertura, la prigione a cielo aperto nella quale è rinchiusa Sonya, ricorda tanto i mesi di lock-down, quando non si trovavano i prodotti al supermercato o tutti si guardavano dalla testa ai piedi per poi girare alla larga.
La sensazione di spaesamento che prova Sonya nel cercare di far parte di una società che non riconosce, mi ha ricordato molto le sensazioni che ho provato in quel periodo. Dove vedevi i soliti luoghi, che all'apparenza sembravano uguali, ma non lo erano.
Tutto questo Veronica Roth lo esprime con il contorno di una società frammentata, che cerca di rimettersi in piedi, con dei personaggi intricati e uno stile che ti tiene lì.
Se amate i distopici non potete perdere questa perla.
Se amate situazioni complicate che vi fanno chiedere "io cosa avrei fatto al suo posto?" per poi lasciarci con la bussola morale un po' in confusione, ve lo consiglio davvero.
Leggete distopico? Qual è il vostro preferito?
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