Ciao pensatori,
quest'anno per la Giornata Internazionale della Donna vi parlo di
Stai zitta di Michela Murgia, di cui vi lascio la
trama qui.
È stato il mio primo libro di questa autrice, anche se ho in programma di
recuperarne altri, ma mi ha aiutato ad avvicinarmi all'argomento.
Stai zitta si focalizza sulla libertà di parola della donna, nella
vita quotidiana, nel lavoro e in televisione. Leggendo il libro si capisce che
l'autrice fa maggiormente riferimento agli ambienti lavorativi dove si è
trovata, quindi studi televisivi, radiofonici ed editoriali, ma fa comunque
notare una normalità con la quale siamo cresciuti e abbiamo fatto nostra, al
punto tale da non indignarci fino a che qualcuno non ce lo fa notare.
Il mio scossone è stata Federica Masolin. Per chi non la conoscesse è una
giornalista e presentatrice tv con esperienza ventennale nel settore che ha
presentato la Formula 1 per conto di Sky per diversi anni, quest'anno ha
smesso e mi focalizzerò sulla sua succeditrice tra poco. Ma vista la sua
esperienza, cosa mi ha fatto storcere il naso? Andiamo ad elencare da chi era
circondata:
Davide Valsecchi: ex pilota automobilistico, che avuto alcune esperienze
nell'ambiente F1.
Marc Gené: ex pilota automobilistico che ha vinto la 24 ore di Le Mans.
Matteo Bobbi: ex pilota automobilistico che ha vinto il Campionato FIA GT.
La Masolin non è l'unico personaggio intorno alla Formula 1 a non essere
pilota, ma capite bene che quando la Murgia ti fa notare che sì, la società di
oggi cerca di avere una maggiore presenza di donne in alcuni contesti
lavorativi, ma ti fa anche realizzare che la stessa figura femminile viene
messa di contorno alla figura maschile che continua ad essere considerata più
autorevole e più competente, il naso lo storco molto.
Ho iniziato a notare come fosse lei sempre a fare domande e chiedere
l'opinione degli altri, con anche validi motivi essendo più competenti di lei
in materia, ma avete capito cosa intendo?!
È offensivo pensare che le donne vogliano essere presenti solo in quanto
donne. Nessuna chiede spazio in forza del suo utero.
Quest'anno si sono un po' rifatti. Federica Masolin (non mi sono informata
bene come mai) ha smesso di essere la presentatrice della F1 per Sky ed è
stata sostituita da Vicky Piria, pilota (ha corso anche nel 2022) di alcuni
campionati di Formula 3 e della W Series, un campionato automobilistico di
monoposto totalmente al femminile. Per ora c'è stata una sola gara, ma posso
dirvi che la differenza si sente?
Non voglio togliere niente alla Masolin, penso sia un'ottima presentatrice, ma
quando hai esperienza nel settore il diverso livello di competenze si sente.
Ho divagato dal libro, ma ci tengo a condividere questo pensiero perché è
quello che mi è rimasto più impresso di tutti. Come, in certi contesti,
ci facciano credere di volere la parità e di capire l'arricchimento che si può
ottenere da questo, mentre invece ci fanno prendere un abbaglio.
Focalizzandoci sul linguaggio c'è anche questo
discorso di Taylor Swift
di come ci siano termini e aggettivi diversi per uomini e donne.
Se discorre è chiacchierona, linguacciuta, pettegola. Se ribatte è
petulante, stridula, sguaiata, aggressiva. Gli aggettivi fanno spesso
riferimento all’acutezza del tono vocale, trasmettendo l’idea che il suono
della voce femminile aggredisca l’udito più di quanto potrà mai fare una
voce maschile. Un gruppo di uomini che parlano è un consesso dialettico, un
gruppo di donne è un pollaio.
Sono tutti dettagli ai quali siamo abituati e che non notiamo e un libro come
Stai zitta può aiutarci a vederlo. Non è un libro che cambia la
vita, ho trovato molto più illuminante
Parità in pillole di Irene Facheris, ma si focalizza su un aspetto della vita quotidiana che non va
sottovalutato: il linguaggio.
Non condivido pienamente ogni dettaglio che l'autrice fa notare. Non ci vedo
niente di male a mettere l'articolo davanti ai cognomi di donne, perché con
gli uomini non verrà fatto, ma proprio non facendolo sottolinei il sesso e in
certi contesti penso sia anche giusto sottolineare se la persona di cui si sta
parlando è donna o meno. Si veda per esempio la Cristoforetti, astronauta
italiana e donna che può fungere da esempio alle future generazioni per
normalizzare qualcosa che dovrebbe già esserlo.
Oppure concordo con l'utilizzo del maschile generale, come del femminile
generale. In azienda solo l'unica tecnica informatica e se viene detto "questa
è una comunicazione per solo i tecnici", non mi sentirò mai offesa o sminuita.
Ovvio che la cosa dovrebbe funzionare anche al contrario. Se in azienda
arrivasse un uomo per lavorare nella divisione marketing per me rimarrebbero
"le ragazze del marketing".
Nei casi invece in cui si è quasi alla parità (vedi un'aula universitaria
abbastanza omogenea) lascerei alla discrezione della persona.
D'altra parte questo libro mi ha spinto alla lotta per l'uso dei femminili
nelle professioni. Fintanto che esiste il corrispettivo femminile (non in
tutti i nomi esiste, vedi geometra), mi sto sforzando di imparare l'italiano
(perché di questo si tratta) e usare i termini giusti.
La Murgia in questo libro parla con un tono pungente, proprio per infastidire
e per farti porre la domanda: "Perché mi sento infastidito da questa sua
affermazione? Perché mi sento coinvolto anche se non sta parlando a me
direttamente?". L'obiettivo penso sia quello di spingere il lettore ad
un'autoanalisi per comprendere e migliorarsi.
La Giornata Internazionale della Donna serve a ricordare dove siamo arrivate e
dove, invece, dobbiamo ancora arrivare.
[...] il modo migliore [...] è non dimenticare che quei diritti esistono
solo finché restiamo pronte a tirare fuori le unghie per difenderli.
Quindi oggi informatevi e parlate anche quando gli altri vi diranno "Stai
zitta!"
Commenti
Posta un commento